giovedì 19 maggio 2016

La parabola della ricchezza: I fratelli Chuma e Azur




Un grande Faraone egizio convoca i suoi due giovani nipoti, Chuma e Azur, e affida a loro un compito grandioso: costruire due piramidi monumentali come tributo all’Egitto. 

Il Faraone promette a entrambi che , al completamento di ciascuna piramide, li ricompenserà immediatamente donando loro il titolo di re, un pensionamento dorato e una vita di lussi. Infine, ogni nipote dovrà costruire la propria piramide da solo

Chuma e Azur, entrambi diciottenni, sanno che ci vorranno anni per completare questo compito monumentale.
Nonostante ciò, ciascuno di essi si sente pronto per la sfida e onorato dal compito dato dal Faraone.
Escono dagli appartamenti del Faraone pronti per iniziare il lungo processo di costruzione delle piramidi

Azur inizia a lavorare immediatamente. Lentamente trascina le grandi pietre a formare un quadrato. Dopo alcuni mesi, la base della piramide di Azur prende forma. La gente si raccoglie, contempla i suoi sforzi e rende omaggio al suo lavoro.

Le pietre sono pesanti e difficili da spostare e , dopo un anno di duro lavoro, la base quadrata perfetta della piramide è quasi finita

Ma Azur è perplesso. L’area che dovrebbe contenere la piramide di Chuma è vuota. Non è stata posata neppure una pietra. Nessuna fondazione. Neppure un segno sul terreno.

Niente di niente. È brulla com'era un anno prima, quando il Faraone aveva commissionato il loro lavoro.

Confuso, Azur va a casa di Chuma è lo trova nel fienile intento a lavorare su una macchina complicata che ricorda uno strumento di tortura.

Azur lo interrompe: “Chuma! Che diavolo stai facendo?! Dovresti costruire una piramide per il Faraone e passi le tue giornate nel fienile ad armeggiare con questa macchina assurda?”.

Chuma sfodera un sorriso e dice: “Sto costruendo una piramide, lasciami in pace”. 

Azur lo deride: “ Si, certo, come no, Non hai posato una sola pietra in un anno intero!”.

Chuma, occupato e incurante delle accuse di suo fratello, risponde: “ Azur, sei miope, e la tua sete di ricchezza  ha offuscato la tua visione. Vai avanti a costruire la tua piramide, e io costruirò la mia”.

Andandosene, Azur lo rimprovera: “ Stupido! Il Faraone ti impiccherà quando scoprirà il tuo tradimento”.

Passa un altro anno e Azur rafforza la base della sua piramide e inizia il secondo livello. Ma sorge un problema.
Azur fa fatica a progredire. Le pietre sono pesanti e non riesce a sollevarle fino al secondo livello.
Messo in difficoltà dai suoi stessi limiti fisici, Azur riconosce la propria debolezza: ha bisogno di maggiore forza per spostare pietre più pesanti e , per farlo, chiede consiglio a Bennu, l’uomo più forte d’Egitto.

A fronte di un compenso, Bennu allena Azur perché sviluppi muscoli più forti. Azur  immagina che le pietre più pesanti saranno facilmente  sollevabili ai livelli successivi una volta acquistata una forza maggiore.

Nel frattempo, l’appezzamento destinato alla piramide di Chuma è ancora brullo. Azur inizia a credere che suo fratello voglia morire, perché sembra aver violato il mandato del Faraone. Azur finisce col dimenticarsi di suo fratello e della sua piramide inesistente.

Passa un altro anno e la costruzione della piramide di Azur rallenta in modo sconfortante. Spesso impiega un mese solo per piazzare una pietra. Spostare le pietre ai livelli superiori richiede un grande sforzo e Azur passa molto tempo a lavorare con Bennu per ottenere una forma fisica sempre migliore.
Inoltre, Azur spende quasi tutti i suoi soldi per le consulenze e per la dieta inusuale richiesta dall’allenamento.

Azur ritiene che, alla velocità attuale, la piramide sarà completata in trent’anni. Imperterrito, Azur proclama: “Dopo tre anni ho sorpassato mio fratello. Lui non ha neppure ancora posato una pietra! Che stupido!”

Poi, improvvisamente, un giorno, mentre solleva una pesante pietra lungo il fianco della piramide, Azur sente un forte trambusto provenire dalla piazza della città. La gente del posto, abituali osservatori del suo lavoro, sciama via rapidamente per andare a vedere quello che sta succedendo.
Incuriosito, Azur fa una pausa e va ad investigare.



Circondato da una folla festante, Chuma avanza nella piazza guidando un macchinario alto 7 metri, un congegno imponente costruito con un intreccio di sostegni, ruote, leve e corde.
Mentre Chuma si muove lentamente per le strade del villaggio in mezzo alla folla giubilante, Azur ha paura di scoprire a cosa serva il marchingegno.

Dopo un breve viaggio fino alla zona brulla destinata alla piramide di Chuma, i timori di Azur vengono confermati.

Entro pochi minuti, la strana macchina di Chuma inizia a spostare le pesanti pietre e a creare le fondamenta della piramide. Una dopo l’altra, la macchina solleva senza sforzo le pietre e le appoggia delicatamente una di fianco all’altra.

Miracolosamente, la macchina richiede solo un piccolo sforzo da parte di Chuma. Gira una manovella attaccata a una corda e a una trave collegate da un meccanismo e BINGO!
Le pietre pesanti vengono spostate rapidamente e magicamente.

Mentre la fondazione della piramide di Azur aveva richiesto oltre un anno, Chuma crea le fondamenta della sua piramide in una settimana. Il secondo livello che Azur aveva così faticosamente lottato per realizzare è ancora più scioccante: la macchina di Chuma fa il lavoro 30 volte più in fretta.
Ciò che Azur aveva fatto in due mesi, la macchina di Chuma lo fa in due giorni.

Dopo 40 giorni, Chuma e la sua macchina completano quanto Azur aveva realizzato in tre anni di duro lavoro.

Azur è distrutto. Ha passato anni a spostare pesi tremendi, mentre Chuma costruiva una macchina che lo facesse per lui.

Invece di riconoscere il ruolo della macchina, Azur promette a se stesso: “Devo diventare più forte! Devo sollevare pietre più pesanti!”.
Azur prosegue il duro lavoro di costruzione della piramide mentre Chuma continua a girare la manovella della sua macchina.

Dopo 8 anni, a 26 anni di età, Chuma finisce la sua piramide: tre anni per costruire il sistema e cinque anni per mieterne i frutti. Il grande Faraone è compiaciuto e mantiene la promessa.
Ricompensa a Chuma con la reggenza e lo ricopre di grandi ricchezze.

Chuma non dovrà più lavorare un solo giorno della sua vita.



Nel frattempo, Azur continua a faticare ripetendo la stessa trafila. Solleva le rocce, perde tempo e denaro per diventare più forte, solleva rocce, e diventa più forte.

Purtroppo, Azur si rifiuta di ammettere che la sua strategia non funziona e continua a portare avanti lo stesso vecchio processo: porta le pietre pesanti finché non riesce a più sollevarle… poi diventa più forte così da poterne sollevare di più pesanti.

Questo metodo stupido costringe Azur  a una vita di fatica.

Non finirà mai la piramide promessa al Faraone, per il semplice motivo che ha deciso di sollevare da solo i pesi invece di concentrarsi su un sistema che lo facesse per lui.

Azur ha un attacco di cuore e muore durante la creazione del 12° livello della sua piramide, a soli due livelli dalla fine.

Non riuscirà mai a godersi le grandi ricchezze promesse dal Faraone.

Nel frattempo, Chuma è andato in pensione 40 prima, circondato dal lusso. Pieno di tempo libero, Chuma diventa il maggiore studioso egiziano e un inventore di successo.

Verrà sepolto a fianco del Faraone, nella stessa piramide che aveva costruito.


(Fonte:"Autostrada per la ricchezza" di Mj DeMarco/ LibreriaStrategica)


Morale della favola: 

Tu puoi benissimo decidere se lavorare tutta la vita per il compimento di un obiettivo, per ottenere ricchezza o libertà da un lavoro opprimente e affaticante.

Oppure puoi decidere di costruire o trovare un sistema che faccia il lavoro al posto tuo, ottimizzando di gran lunga i tempi per far si che tu possa godere i frutti del tuo impegno non ad un passo dal passare a miglior vita ma nel pieno della tua fioritura, ossia quando il tempo sarà ancora dalla tua parte.

Ti stai chiedendo dove puoi trovare il sistema di cui sopra?

Vuoi una risposta valida?

Buona realizzazione!




venerdì 3 aprile 2015

Ti dicono che c'è crisi? Ecco cosa puoi fare tu a riguardo.

Capita ,spesso e volentieri, di sentirsi sopraffatti dal timore, giusto per citare un esempio fin troppo evidente, di perdere il proprio posto di lavoro precario, oppure di sentirsi intimoriti dinnanzi a questa "crisi" odierna che è sulla bocca di tutti, dai mass media per arrivare ai nostri colleghi di lavoro, e il pronostico che ne viene fuori, di solito, non è certo dei migliori. Io personalmente, in tutta onestà, la definirei più una crisi d'identità, tra l'altro. Per il semplice motivo che non abbiamo consapevolezza di quelle che sono le nostre effettive potenzialità e sconfinate risorse. Non dimentichiamoci che qualsivoglia crisi rappresenta un'opportunità per reinventarsi e quindi progredire verso l'innovazione e il nostro sviluppo. Ciò che si ferma nel mondo appassisce e muore. Perciò, invece di lamentarci e piangerci addosso, rimanendo inerti senza la benché minima idea di come cavare un ragno dal buco, dovremmo visualizzare con un'ottica differente quella che è la routine quotidiana, prima di tutto. Siamo così sicuri che ci piaccia? Considerando che purtroppo, il sistema in cui viviamo, ci fa vivere per lavorare (questo si verifica più della maggior parte delle volte), con la diretta conseguenza di avere la sensazione di essere costretti a tirar a campare per il resto dei nostri giorni, lasciando che i nostri sogni pian piano si imputridiscano. E cosa ancor più triste è che ci adattiamo pacatamente a questo autentico circolo vizioso. Un po' come la classica storia della rana bollita, che viene immersa nell'acqua ancora tiepida all'interno di una pentola, sopra a dei fornelli che con loro fiamma scaldano molto lentamente e inesorabilmente il contenuto fino a farlo bollire. E la rana morirà altrettanto lentamente, adattandosi a una situazione altamente ostica e invivibile. Pure la crisi non si tratta di un male incurabile privo di speranza. Le cose non stanno come ci dicono i telegiornali. Se solo dovessimo aprirci un attimino e diventare più elastici mentalmente, sviluppando un nuovo modo di pensare più costruttivo, rimanendo al contempo noi stessi, allora nuove possibilità potranno spianarci la strada che prediligiamo. Investire seriamente il tempo, con perseveranza e determinazione, in ciò che ci piace fare dovrebbe essere il primo step. Ognuno di noi ha la sua propensione nel fare qualcosa in questa vita. Basta riconoscerla come tale una volta individuata. Un po' di introspezione ci aiuterà notevolmente nel compito. Il secondo step potrebbe essere quello di crearsi una rendita residuale, giusto per uscire dalla trappola di un lavoro che detestiamo e che ci fa sentire letteralmente in catene. Ci sono diversi programmi etici e remunerativi a riguardo, che la maggior parte delle volte abbinano la salute al benessere finanziario. Solitamente, se si tratta di un progetto serio, ciò che viene chiesto per l'adesione è un investimento irrisorio di poche decine di euro; quest'ultima opzione potrebbe darvi la possibilità di costruire la vostra indipendenza in maniera perenne. Direi non male! In fine , il terzo passo che suggerirei di fare è quello di ricominciare a studiare anche a da autodidatta; che si disponga di una laurea o semplicemente la terza media ,in questo caso, poco importa. Ciò che conta veramente è che voi siate in costante evoluzione, poiché è fondamentale apprendere sempre nuove nozioni in un mondo in continuo mutamento. Quindi leggete almeno uno o due libri al mese, partecipate a svariati seminari, parlate con chi ha ottenuto dei risultati negli ambiti che più vi aggradano per poterne prendere esempio, aggiornate un diario inserendo e descrivendo i risultati che state ottenendo seppur minimi.
Il cambiamento, me ne rendo conto, è un gran lavoro!
Ma ne varrà la pena! Abbiate fiducia in voi stessi!
Se anche voi siete stanchi di sentirvi in balia degli eventi, recuperate la serenità e, con gran umiltà, iniziate a costruire il vostro futuro, passo dopo passo, eliminando qualsiasi sorta di fretta (questa vi sarà veramente fatale se l'ascolterete). Cominciate anche prendere le situazioni di disagio e gli errori come insegnamenti necessari per poter erigere l'opera in corso. Non siate per niente rigidi e godetevi ogni esperienza.


Cristiano Room

martedì 31 marzo 2015

SEMINARIO SCIENTIFICO INTERNAZIONALE DXN



IL GANODERMA, LA SPIRULINA E I LORO EFFETTI BENEFICI SUL NOSTRO CORPO MILANO 27 APRILE 2015 – NOVOTEL MILANO NORD - CA’GRANDA - V.LE SUZZANI, 13 ORE 19.00

La DXN per questo evento ha chiesto e ottenuto la partecipazione di due Relatori straordinari riconosciuti ed apprezzati a livello mondiale :
Prof.Em. Dr. Ranade Subhash - Presidente della Conferenza Internazionale Ayurveda – Olanda 2015 Presidente dell’Accademia Internazionale Ayurveda (IAA) PUNE – INDIA- Autore di oltre 145 libri di Medicina Ayurveda e Yoga pubblicati e tradotti in oltre 13 paesi. Status di Professore Emerito rilasciato dall’ Università di Brema – Germania e dall’Università di Tel Aviv Isralele. Il Dr. Subhash ha visitato oltre 68 Nazioni conducendo centinaia di corsi di medicina Ayurveda rivolta a Medici Specialisti. Il Dr. Subhash è anche intervenuto spesso come ospite speciale in trasmissioni televisive negli USA, Italia, Germania, Polonia, India, Cile e Brasile. Ha ricevuto molti riconoscimenti Internazionali .
Altro Relatore di prestigio Internazionale sarà la Dott.ssa Sunanda Ranade – Vice Presidente dell’Accademia Internazionale Ayurvedica , Pune – India . Da oltre anni svolge la professione di Specialista in Ginecologia e Nutrizionista. La Dott.ssa Sunanda Ranade ha la Laurea di BAMS e e dottorato in Ayurveda. Autrice di centinaia di articolI in Medicina Ayurveda, che sono stati pubblicati in tutto il mondo. Ambasciatrice nel Mondo per divulgare la medicina Ayurveda svolge l’attività di Insegnamento presso vari College negli USA, Europa, e Sud America. Ha tenuto conferenze in Ayurveda presso varie Università, come Università di Bastyr -Seattle, Stati Uniti d'America; Bogotà, Colombia; Messico e l'Ecuador. Ha condotto numerosi corsi di Ginecologia, Nutrizione e massaggio ayurvedico per i medici e gente comune in questi paesi.

Introdurranno l’evento: Paola e Carlo Rovelli – Executive Senior Star Diamond Giorgio Tarallo – Executive Star Diamond e Lorenzo Gnesutta – Star Diamond In rappresentanza della DXN Italy : Giuseppe Girlando : Country Manager Visto il prestigio dei relatori e l’unicità dell’evento la partecipazione al seminario sarà riservata ad un massimo di 100 partecipanti tra Distributori DXN e Ospiti. Pertanto coloro che fossero interessati a non perdere questo evento sono pregati di prenotarsi in tempo scrivendo a : assistenza@dxnitaly.com


Fonte: http://cristianoroom.dxnnet.com/blog-2015-03-31-SEMINARIO_SCIENTIFICO__DXN


lunedì 23 marzo 2015

Agire

Erroneamente si pensa che il fallimento o la sconfitta siano delle conseguenze di una o più azioni assolutamente da scongiurare. Del resto ci hanno inculcato, fin dai nostri primi anni di vita, che lo sbaglio è deplorevole. Abbiamo coltivato sempre più la convinzione che i vincenti vincono e i perdenti perdono. Oppure che si può essere felici solo quando si riuscirà ad ottenere dei risultati tangibili e visibili e delle vittorie, rimandando così, anche perpetuamente, ogni emozione positiva a data da destinarsi .
E questo modo di pensare si tramuta in un grosso problema , poiché ci influenzerà altamente nel momento in cui vorremo o saremo costretti ad agire. Il motivo di tale condizionamento appunto sta nella paura di fallire. La paura di sentirsi dei perdenti ogni qual volta che qualcosa non va nel verso giusto (succede, la vita ci mette sempre alla prova, che ci piaccia o no). Ad esempio, può succedere di optare per la decisione di intraprendere un'attività qualsiasi, di impegnarsi a sviluppare il proprio obiettivo, di vedere che nel breve tempo le cose non vanno come vorremmo; ed ecco che, dopo una serie di fallimenti, cominceremo a vederci come degli "sfigati" inetti.
Questo succede perché, oltre a provare astio per l'errore invece di trattarlo come un insegnamento, non abbiamo pensato prima di agire. Non abbiamo messo nero su bianca una strategia, quotidianamente aggiornata, che ci permettesse di andare avanti, nonostante le difficoltà. Non abbiamo pensato che perdere significa semplicemente mollare, per via di una supposta inadeguatezza.

Decidere ci appare sempre più difficile e ostico, col risultato tangibile che si tende a vivere in uno stato di torpore e di tensione. Dunque ecco che preferiamo non assumerci la responsabilità di qualsivoglia scelta, quasi con noncuranza, senza valutare che il non decidere è anch'esso una decisione. L'azione comincia a venire meno, finché arriverà il momento fatidico in cui ci ritireremo, smorzando qualsiasi pensiero rivolto verso il cambiamento. E successivamente finiremo per chiuderci nella nostra cella dorata  con la branda comoda, gettando via la chiave per sentirci al sicuro. E tanti saluti!

Ebbene, in realtà, va considerato che esistono solo due tipi di perdenti: Coloro che hanno agito senza pensare e coloro che hanno pensato senza agire; potrai avere tutti i più buoni propositi del mondo, ma se quantomeno non tenterai ad applicarli rimarranno solo delle vaghe promesse.              
E sopratutto è essenziale ribadire il concetto che si è perdenti quando si molla. Uscire sconfitti non è sempre deprecabile, se riuscirai a cogliere gli insegnamenti che stanno dietro ad ogni esito. Non rimandare la felicità. Sii sereno anche quando perderai, assolutamente non con l'intenzione di glissare o fare buon viso a cattivo gioco, ma bensì con la consapevolezza in cuor tuo che sarai cresciuto, che avrai fatto un altro passo in avanti e che la situazione migliorerà in futuro. Abbattersi non serve a nulla poiché ti farà stare fermo, togliendoti la possibilità di evolvere. Mettila in questo modo: a volte si vince a volte si impara. Se vale realmente la pena fare una determinata attività o azione, anche se sei agli albori del lungo processo di realizzazione, allora non stare fermo e vai avanti imperterrito, senza preoccuparti troppo di ciò che succederà. Pensa all'oggi e ai tuoi sogni.                                      

Il tuo sogno vale molto di più di certe etichette come "vincente" e "perdente".

Cristiano Room

lunedì 9 marzo 2015

Turbati dalle regole

In sociologia esiste un concetto che prende il nome di etnocentrismo, il cui significato è che tutti quei valori, credenze e regole appartenenti a una determinata cultura sono ritenuti ,dai sostenitori di questa, gli unici validi. Questo atteggiamento, oltre ad essere estremamente egoico, pone una visuale riduttiva del mondo, poiché si considera le proprie regole e non quelle degli altri. In sostanza, per dirlo in gergo piennellistico, si fa riferimento alla propria mappa e non a quelle degli altri. Noi tutti possediamo una serie di regole che di fatto plasmano il nostro modo di relazionarci e di vivere. Queste regole, connesse direttamente ai valori di ognuno di noi, aiutano a definire chi siamo. Se riteniamo di essere persone, generose allora ci prodigheremo in opere di bene; se riteniamo di essere degli "ambientalisti" allora sposeremo delle cause ambientali e sull'inquinamento piuttosto che altre. Ad ogni modo, tutto ciò che rispetta le nostre regole ci fa sentire inevitabilmente a nostro agio. Per contro, tutto ciò che le trasgredisce ci turba. Ad esempio, se noi non dovessimo sopportare chi urla, qualora qualcuno cominciasse a sbraitarci in faccia, difficilmente lo sopporteremmo. Anche se magari costui tenderà a "sbraitarci" in faccia non per arrecare un torto ma semplicemente per cercare di farsi comprendere meglio, in modo chiaro, nel esporre i contenuti del proprio dialogo; come potete vedere anche le buone intenzioni possono risultare odiose per chi ha una mappa differente. Tutto ciò vale anche per i valori. Un valore importante come l'amore può celare regole differenti per ciascun individuo: se per alcuni amare è attaccamento, per altri questa regola può non essere ben accolta perché potrebbe significare "soffocamento". Pertanto le regole determinano chi siamo, come ci presentiamo, come ci vestiamo, chi è nostro amico e chi non, cosa è accettabile e cosa è meno accettabile o deplorevole. è opportuno rammentare ogni qual volta che subiamo qualcosa di poco gradito, che vada in contrasto con il nostro insieme di regole, che se dovessimo sentirci turbati non è quella cosa fine a se stessa a farci star male, ma bensì il nostro regolamento infranto. Quindi, nel caso qualcuno dovesse farvi un torto non affrettatevi a biasimarlo, ma magari cercate prima di tutto di comprendere il suo punto di vista. Può darsi infatti che le cose stiano in un altro modo, nonostante quel comportamento non rispetti le regole che voi avete.

CristianoRoom

domenica 22 febbraio 2015

Essere Padroni Della Propria Vita

Hai mai pensato a cosa potrebbe significare
“Essere Padroni Della Propria Vita”?

Questo è ciò che secondo me significa
“Essere Padroni Della Propria Vita”:

Quando sottrai il tempo per dormire, il tempo degli spostamenti, il
tempo dedicato al lavoro e il tempo per fare le cose che si devono
fare ogni giorno della propria vita, alla maggior parte delle
persone non restano che una o due ore al giorno per fare ciò che a
loro piacerebbe – e in questo caso, hanno sufficiente denaro per
farlo?
Io ho scoperto un modo in cui una persona può imparare
come “essere padrone della propria vita” creando un business
gestito da casa; e ho un sistema per realizzare ciò talmente
semplice che ciascuno può farlo. Non richiede attività di vendita,
e la parte migliore è che non occuperà molto del tuo tempo. Se sei
interessato, visita il sito sottostante. Informarsi intanto è gratuito!

Un caro saluto

Cristiano

http://cristianoroom.dxnnet.com/


giovedì 12 febbraio 2015

Soluzione?

Vivendo ,noi tutti, normalmente non possiamo che incappare, nel quotidiano vivere, in talune situazioni da risolvere, e non sempre è facile trovare una soluzione. Anzi, molte volte ci si lascia quasi sopraffare da quegli eventi non molto simpatici, che ad ogni modo ,che ci piaccia o no, foggiano la nostra esperienza e caratterizzano la nostra esistenza. è necessario entrare nell'ottica che ogni intento di valore porta con se una cospicua quantità di problematiche; più sarà di valore,maggiore sarà il livello di difficoltà che le problematiche richiederanno per essere risolte. Per contro, se un obiettivo non prevede problematiche, significa il più delle volte che è di poco conto. Quindi è altrettanto necessario focalizzarsi, dopo aver cambiato ottica, sulla situazione desiderata, e successivamente sulla soluzione che può fare al caso nostro per trarci d'impaccio. Altresì è importante sottolineare che , con una prospettiva orientata al risultato, è fondamentale cogliere delle opportunità negli ostacoli che prima o poi si materializzeranno. E non delle lagne, come succede spesso.
Le soluzioni vanno pensate, scritte su carta ,creando delle strategie ad hoc, e in fine messe in pratica. Gli errori che inevitabilmente si andrà a fare, dovranno non essere disapprovati ma analizzati per non sbagliare sistematicamente. L'errore è deprecabile nel momento in cui non offre più informazioni utili , indispensabili per correggerci in futuro. Se si vuole andare in una direzione, è consigliabile dirigersi verso la meta che aspiriamo, invece di scappare, o semplicemente allontanarci, da una situazione sgradita; questo serve per darci un'idea chiara quando dovremo progettare, come ho detto in precedenza, la soluzione su carta.
In più, non molti sanno che la parte inconscia del nostro cervello, la nostra parte più profonda e più estesa, quella che prevale sulle nostre credenze e convinzioni, non sente le negazioni con "non", e pertanto dire "non voglio essere qui" porterà il tuo inconscio a capire che tu in realtà vuoi rimanerci; il classico esempio che si fa in questi casi, per far comprendere meglio le proprietà del "non" che influiscono sull'inconscio , è quello di chiedervi, ad esempio, di NON pensare ad un elefante rosa. Cosa avete appena fatto? ;-) In ultima analisi, avere un atteggiamento positivo e pro attivo, a favore dell'azione, comporterà maggior intraprendenza e creatività, nel costruire quella via che ci condurrà verso il compimento della nostra strategia. Non credete a tutto quello che i mass media vi propinano, anche perché va considerato che essi ci campano con la divulgazione di notizie tragiche e senza speranza; fanno più presa! Una soluzione c'è sempre, in qualsiasi ambito. Basta mettersi alla ricerca e pianificare, anche con l'ausilio di qualcuno,"esperto" (qui si parla di mera esperienza e non tanto di lauree) in quello che è il vostro obiettivo da raggiungere. è fondamentale avere un mentore!


Cris