Erroneamente si pensa che il fallimento o la sconfitta siano delle conseguenze di una o più azioni assolutamente da scongiurare. Del resto ci hanno inculcato, fin dai nostri primi anni di vita, che lo sbaglio è deplorevole. Abbiamo coltivato sempre più la convinzione che i vincenti vincono e i perdenti perdono. Oppure che si può essere felici solo quando si riuscirà ad ottenere dei risultati tangibili e visibili e delle vittorie, rimandando così, anche perpetuamente, ogni emozione positiva a data da destinarsi .
E questo modo di pensare si tramuta in un grosso problema , poiché ci influenzerà altamente nel momento in cui vorremo o saremo costretti ad agire. Il motivo di tale condizionamento appunto sta nella paura di fallire. La paura di sentirsi dei perdenti ogni qual volta che qualcosa non va nel verso giusto (succede, la vita ci mette sempre alla prova, che ci piaccia o no). Ad esempio, può succedere di optare per la decisione di intraprendere un'attività qualsiasi, di impegnarsi a sviluppare il proprio obiettivo, di vedere che nel breve tempo le cose non vanno come vorremmo; ed ecco che, dopo una serie di fallimenti, cominceremo a vederci come degli "sfigati" inetti.
Questo succede perché, oltre a provare astio per l'errore invece di trattarlo come un insegnamento, non abbiamo pensato prima di agire. Non abbiamo messo nero su bianca una strategia, quotidianamente aggiornata, che ci permettesse di andare avanti, nonostante le difficoltà. Non abbiamo pensato che perdere significa semplicemente mollare, per via di una supposta inadeguatezza.
Decidere ci appare sempre più difficile e ostico, col risultato tangibile che si tende a vivere in uno stato di torpore e di tensione. Dunque ecco che preferiamo non assumerci la responsabilità di qualsivoglia scelta, quasi con noncuranza, senza valutare che il non decidere è anch'esso una decisione. L'azione comincia a venire meno, finché arriverà il momento fatidico in cui ci ritireremo, smorzando qualsiasi pensiero rivolto verso il cambiamento. E successivamente finiremo per chiuderci nella nostra cella dorata con la branda comoda, gettando via la chiave per sentirci al sicuro. E tanti saluti!
Ebbene, in realtà, va considerato che esistono solo due tipi di perdenti: Coloro che hanno agito senza pensare e coloro che hanno pensato senza agire; potrai avere tutti i più buoni propositi del mondo, ma se quantomeno non tenterai ad applicarli rimarranno solo delle vaghe promesse.
E sopratutto è essenziale ribadire il concetto che si è perdenti quando si molla. Uscire sconfitti non è sempre deprecabile, se riuscirai a cogliere gli insegnamenti che stanno dietro ad ogni esito. Non rimandare la felicità. Sii sereno anche quando perderai, assolutamente non con l'intenzione di glissare o fare buon viso a cattivo gioco, ma bensì con la consapevolezza in cuor tuo che sarai cresciuto, che avrai fatto un altro passo in avanti e che la situazione migliorerà in futuro. Abbattersi non serve a nulla poiché ti farà stare fermo, togliendoti la possibilità di evolvere. Mettila in questo modo: a volte si vince a volte si impara. Se vale realmente la pena fare una determinata attività o azione, anche se sei agli albori del lungo processo di realizzazione, allora non stare fermo e vai avanti imperterrito, senza preoccuparti troppo di ciò che succederà. Pensa all'oggi e ai tuoi sogni.
Il tuo sogno vale molto di più di certe etichette come "vincente" e "perdente".
Cristiano Room
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